Il must dell’estate è sempre quello: la brioscia (col tuppo) con granita

brioche

Il calore del sole sulla pelle che comincia a tirare, i capelli rigidi per il sale e il profumo dei limoni, il profumo del pesce in cottura, il profumo dei dolci che esce dalle finestre. Questa è la Sicilia. E come sono imbattibili le sue spiagge, con la schiuma delle onde che arriva e si ritira, sono imbattibili i suoi dolci. C’è un dolce in particolare che, nell’ex-Trinacria, rappresenta l’estate: la brioscia – non brioche, mi raccomando – col tuppo con granita.

A brioscia cu’ tuppu

A brioscia cu’ tuppu, come la chiamano in Sicilia, è un dolce che si narra essere di origine nobile. Il nome della famiglia non ci è dato saperlo, ma la leggenda narra che fu inventato a Santa Teresa di Riva e che la forma dovrebbe ricordare il seno femminile. Il tuppo dovrebbe infatti rappresentare la mammella.

In siciliano, il termine “tuppu” viene usato per indicare il tuppo delle donne, ovvero una crocchia. Per questo la brioscia si chiama col tuppo.

Il tuppo

Paese che vai, usanza che trovi, e lo stesso vale anche in Sicilia. La paternità della brioscia col tuppo se la litigano infatti messinesi (Santa Teresa di Riva è infatti in provincia di Messina) e catanesi – questo perché una delle leggende vuole che la brioscia col tuppo sia stata inventata da Francesco Procopio dei Coltelli. Poiché lui era di Aci Trezza, in provincia di Catania, i catanesi ritengono sia doveroso concedere loro la maternità della brioscia.

Le due città, per quanto appartenenti alla stessa regione, hanno modi diversi di mangiare il tuppo. Se infatti a Messina, il tuppo si mangia per primo, a Catania il tuppo è la parte che viene consumata per ultima. E se si mangia la brioscia col tuppo assieme alla propria amata, allora, in segno d’amore, il tuppo va lasciato all’amata, perché bello l’anello, ma il tuppo vale più di mille parole.

L’origine della granita siciliana

La Sicilia, in estate, è particolarmente bella con il sole che batte, facendo sbrilluccicare il mare e cuocendo le strade. Ma tanto è bella, con l’odore di salsedine che entra dalle finestre, tanto è calda – non è raro che si raggiungano i 40°C.

Se tutt’oggi in Sicilia però è una minoranza ad avere l’aria condizionata, soprattutto grazie alle vecchie case dalle mura spesse che tengono fuori il caldo in estate e il freddo in inverno e all’uso dei ventilatori, secoli or sono non esistevano né i ventilatori, né tantomeno i locali climatizzati. Per questo, fin dal medioevo, ci si rinfrescava con la granita.

Ma non esistevano i congelatori, quindi come si facevano ad avere le granite?

Una professione diffusa in Sicilia erano i “nivaroli” – questi si recavano d’inverno sull’Etna e sui monti a raccogliere la neve che poi portavano a valle. Questa neve veniva messa nelle “neviere”, strutture sulle montagne apposite. In estate, poi, i nobili andavano a comprare la neve dai nevaroli e le mettevano in delle strutture neviere private dove la neve si conservava.

Questa neve veniva poi grattata e usata per fare dolci rinfrescanti grazie all’aggiunta di succo di limoni o sciroppi di acqua, zucchero e fiori o frutta. Questa granita prendeva il nome di ‘rattata.

Come mai con la granita

Sole e neve dolce però non bastavano per cominciare bene la giornata. Di solito, infatti, la ‘rattata veniva accompagnata con del pane. Nonostante la granita col pane sia ancora amatissima in Sicilia, quando l’invenzione della brioscia col tuppo offrì un’alternativa più sfiziosa al solito filoncino di pane, coloro che potevano permetterselo lo sostituirono con la brioscia.

Nel tempo, sia gli ingredienti della brioscia che quelli della granita sono cambiati. Se un tempo infatti la brioscia veniva realizzata con lo strutto, oggi si utilizza il burro. E invece della ‘rattata fatta da neve e sciroppi, si accompagna la brioscia con granita siciliana. Questa è fatta da:

  • Acqua
  • Zucchero
  • Un pizzico di sale
  • Qualsiasi cosa alla quale si voglia fare la granita

Questo modo di mangiare la granita è ormai parte della tradizione siciliana ed oggi, soprattutto d’estate, non si può non fare colazione con la brioscia col tuppo con granita.

Quali gusti ordinare e dove

La brioscia è eccellente in tutta la Sicilia, ma ogni località ha il suo sapore di granita caratteristica. Ecco quindi quali gusti vi conviene ordinare – e dove.

  • Catania – come si trova in provincia di Catania Aci Trezza, si trova anche in provincia di Catania Bronte. Ora, il nome Bronte è significativo di due cose: le sorelle scrittrici e i pistacchi. In questo caso scordatevi per un po’ le sorelle, e se siete a Catania ordinate della granita al pistacchio. Sono spaziali.
  • Messina – partiamo dal presupposto che se non si beve il caffè, in Sicilia saremo comunque i benvenuti, ma solo perché l’ospitalità dell’Italia del Sud non è seconda a nessuna. Detto questo, se vi trovate a Messina, fatevi un favore e ordinate la brioscia col tuppo con una granita al caffè con panna. Fa bene all’anima.
  • Ragusa – di cose da vedere ce ne sono a Ragusa. Tutte vi faranno rimanere a bocca aperta, ma già che avete fatto la fatica di aprire la bocca, tanto vale riempirla con un po’ di granita alle mandorle.

Una postazione d’onore va inoltre alla granita ai gelsi neri. Tipica di tutta la penisola siciliana, è assolutamente imperdibile.